Agenda 2030 e SDGs: quali prospettive per uno Sviluppo Sostenibile?

Le prospettive globali e nazionali rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Sono trascorsi quasi due anni dal Summit delle Nazioni Unite, con ratifica di 17 SDGs (Sustainable Development Goals), 169 micro obiettivi e più di 240 indicatori,  con l’impegno di affrontare tematiche di interesse economico, sociale e ambientale entro il 2030.

L’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile.

L’accordo raggiunto nel Settembre 2015, fissa 17 goals principali, tra cui povertà e fame zero, educazione equa e inclusiva, parità di genere, lavoro dignitoso, modelli di produzione e consumo sostenibili, azioni contro il climate change, promozione del partenariato globale e altri macro obiettivo ambientali e sociali.

Gli SDGs (o OSS, Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) riflettono i notevoli cambiamenti che il mondo sta vivendo e le prospettive rispetto a clima, decrescita industriale, scarsità delle risorse disponibili, nonchè una flessione demografica prevista a partire dal 2030, il tutto a indicare un radicale cambio di passo, modelli di sviluppo non più sostenibili mentre il 2030 è dietro l’angolo. Serve una rotta da seguire per governi, cittadini, imprese e società civile. Ragionare in maniera integrata secondo la tripla variabile (economica, sociale e ambientale) non è più solo una possibilità, ma deve essere la condizione necessaria per sfidare il cambiamento. Essere proattivi è ancora possibile, perchè reagire dopo il 2030 non basterebbe. L’impegno che le Nazioni Unite hanno prefissato, ha un significato ben preciso: accettare la sfida dell’integrazione delle complessità, accettarne il carattere universale e implicare la partecipazione della società civile, della popolazione.

Prendere coscienza degli shock futuri è il primo step da seguire. Pensare alle migrazioni per cause climatiche (stime da 250 milioni di persone), all’impatto delle tecnologie sull’occupazione, all’insostenibilità del debito pubblico. Il futuro presenterà shock sempre più pesanti anche in Italia,  dove la crescita del PIL prevista (non superiore al 2%) è insufficiente a colmare i gap futuri. I dati correnti mettono già paura: già oggi si è invertita la distribuzione dei poveri, ora più alta tra i giovani (1,1 milioni di minori, 3 milioni in età da lavoro) che tra gli anziani; piangono soprattutto singoli settori come l’edilizia, guardiamo ai posti di lavoro nel settore delle costruzioni: ben 600.000 posti persi negli ultimi anni. Esempi lampanti che evidenziano rischi e prospettive davvero preoccupanti.

ASVIS: il Rapporto sugli SDGs.

Lo scorso 27 Aprile, al Campus Scientifico di Mestre è intervenuto Enrico Giovannini, fondatore dell’ASVIS, Alleanza Italiana per un Sviluppo Sostenibile, il quale ha presentato i risultati e le prospettive globali e nazionali rispetto agli SDGs.  L’Italia purtroppo si conferma tra i paesi peggiori in termini di integrazione dei global goals nell’agenda politica, l’ASVIS nel suo primo Rapporto annuale presentato lo scorso autunno e intervenendo in Parlamento ha messo i paletti e “gli occhiali” per i cechi al cambiamento, ma verranno presi in considerazione?

agenda 2030

Fonte: asvis.

Il Rapporto basato su 4 pilastri principali: Economia, Società, Ambiente e Istituzioni, “poichè senza sostenibilità nelle istituzioni politiche, non c’è sostenibilità economica, sociale o ambientale – ha affermato al convegno Giovannini. L’ASVIS, avvalendosi di 20 gruppi di lavoro e oltre 350 esperti tra Confindustria, fondazioni, volontari, organizzazioni ambientaliste e sociali, ha evidenziato i punti dolenti a confermare lo stato insostenibile del modello italiano, senza strategie, visione sistemica o normative ad hoc.  Le proposte seguono sette filoni principali che riflettono nel complesso gli SDGs di Agenda 2030, come una strategia energetica, oggi inesistente, la valorizzazione del capitale umano, persino un piano strategico sul turismo o una strategy urbana mancano all’appello. Qualcosa si è mosso con l’integrazione del BES nel Documento di Economia e Finanza o come nel caso di leggi più severe contro l’inquinamento ambientale, ma si può e si deve fare di più.

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L’intervista a Enrico Giovannini, fondatore di ASvis

Come integrare i nuovi obblighi assunti in sede ONU con gli SDGs dell’Agenda 2030?

L’Italia ha svolto un ruolo importante nei negoziati ONU e qualcosa di importante è stato fatto il 6 novembre 2016, con la Legge di Bilancio 2017 alla luce degli obiettivi dell’Agenda 2030, misura sollecitata dall’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile la quale, nonostante abbia poco più di un anno di vita, sta incalzando le istituzioni per promuovere il benessere e lo sviluppo sostenibile nella strategia politica per fare da traino a quel cambiamento, a quegli shock, che non sono più interesse delle future generazioni, ma toccano anche le attuali. La parola d’ordine? Integrazione.

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