Alimentazione, come cambiano gli stili di vita degli italiani?

Al Teatro Olimpico di Vicenza, dialogo tra il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina e lo chef Carlo Cracco sugli stili di vita degli italiani. L’evoluzione alimentare e il Food Act.

Dialogo tra diversi attori.

Al Festival Città Impresa di Vicenza non si è parlato solo di economia e finanza. Uno spazio interessante è stato dedicato all’agroalimentare e alla gastronomia. Dialogo di spessore all’interno dello spettacolare Teatro Olimpico (merita una visita) moderato dal giornalista Roberto Perrone, non un figurino (non ce ne vorrà), tra il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina e l’amatissimo chef “televisivo” Carlo Cracco. Oggetto? Stili di vita degli italiani.

Cultura dell’alimentazione.

Alimentazione al centro del dibattito, l’evoluzione delle richieste dei consumatori, sempre più attenti alla qualità, alle origini dei prodotti, al pari passo con i problemi opposti che vedono crescere il junk food e l’obesità, specie tra i bambini, e le richieste di aiuto dei produttori, soprattutto di latte, messo sempre fuori dalle diete prescrivibili.

Sono cambiati i consumi dei prodotti tradizionali, si sono diffuse tendenze, come il vegetariano e il vegano, la celiachia, diventata da realtà a intolleranza anche presunta per molti italiani, stili di vita sani da una parte, esagerati da un’altra. Martina si è soffermato sul “Food Act”, un protocollo figlio di un lavoro di squadra che ha coinvolto quattro ministeri, chef, associazioni e produttori, per rilanciare l’enogastronomia italiana, per risaltare la qualità. Il progetto, nato durante l’EXPO, è figlio del dialogo, “abbiamo individualità strepitose, ma è sempre mancato il gioco di squadra” – afferma il Ministro. Per Cracco si tratta solo “della prima parola di un bel libro da scrivere”, e aggiunge che ci sono cucine che hanno coltivato sogni, equivalenti alle nostre”.

Il discorso diete e conoscenza della qualità è stato toccato da Martina il quale vede emergere un nuovo ceto medio, figlio della globalizzazione, che cambia anche diete e stili alimentari. Gli annidi crisi hanno portato infatti a un peggioramento delle diete, il tema obesità è caldo, l’avvento di catene alimentari americane low cost non aiuta.

Diete e Vegani. 

D’altro canto ecco crescere il vegano che “non è un malato, ma un modo di vivere che va rispettato, gli chef devono tenerne conto” (Cracco). No, tuttavia, alle estremizzazioni. Diete che bannano il latte o certi cibi che devono figurare nella nostra dieta per la salute, non vanno seguite alla lettera. I produttori di latte, tra i più colpiti, sono costretti a chiedere sempre più aiuti. Martina elogia poi la capacità delle autorità italiane nell’attività di controllo, i NAS fanno un lavoro incredibile, “mi preoccuperei se in un Paese non leggessi notizie di frodi e contraffazioni scoperte”. Citazione d’obbligo per il fenomeno bio. “Un’opportunità strepitosa, l’Italia è paese leader con 50.000 imprese biologiche, ma c’è anche l’agricoltura convenzionale di qualità, non scordiamocelo”, ricordano i due relatori.

Come sono oggi i ristoranti italiani?

Poi il focus sui ristoranti. Cracco nota come dagli anni ’80 sia cambiato completamente il concetto di ristorante, ora improntato sulla qualità e figlio delle esperienze all’estero. Bisogna incrementare la qualità tramite la cultura, “le cose non buone vanno scartate” dice Cracco che racconta la sua esperienza quasi quotidiana con il suo ortolano e la maniacalità nella scelta dei prodotti. Personalmente, il giudice di Masterchef, ricorda la sua esperienza nei ristoranti in tema sprechi. Il programma stesso si impegna a distribuire a tutto lo staff il cibo, per poi consegnare gli avanzi al banco alimentare. Nei ristoranti è necessario il dialogo con le ONLUS, le quali possono direttamente portare i cibi avanzati ai bisognosi, a differenze dei ristoranti stessi visto che la legge lo proibisce.

Network per la gastronomia italiana.

Un incontro ricco di spunti, mondi diversi che si intrecciano, stili di vita e alimentazioni degli italiani in primo piano e la necessità di dialogo, cooperazione tra istituzioni e addetti ai lavori. Il “Food Act” è già qualcosa, la nostra gastronomia ringrazia.

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