Con Orti Alti, tetti come spazio green e di aggregazione sociale.

#BollediSalone • “Orti Alti” a Torino: tetti “verdi” ma anche.. inclusione sociale.

La nuova Bolla dal Salone della CSR e Innovazione Sociale ci porta a Torino, nella seconda tappa del giro d’italia della csr per conoscere da vicino la realtà sostenibile e di inclusione sociale di Orti Alti.

Orti Alti: nuovi paesaggi urbani.

Immaginate di avere sopra la testa un tetto piano, al di sopra di un magazzino o un’autorimessa, un edificio residenziale, dove magari ci passate solo per fumarvi la sigaretta, non fatelo, o per stendere la biancheria. Un tetto spazioso, ma sporco, inutilizzato, stantio, di complicato accesso. Perchè non rigenerarlo? Perchè non creare un tetto “green”? E perchè non coinvolgere le persone? Parte da qui il progetto di Orti Alti, presentato al Salone dalla co-fondatrice Elena Carmagnani, che dal 2010 ha dato vita a una brillante realtà dal cuore del Piemonte, Torino, la quale merita di essere condivisa nella nostra rubrica settimanale.

Orti Alti trasforma i tetti piani in tetti verdi coltivati a orto, dove produrre e creare valore condiviso. Prendete un capannone, un centro commerciale, un magazzino, sono davvero numerosi i tetti realizzati in forma piana che si prestano per una riconversione, una valorizzazione tutta green. 

Come si realizza un orto su un tetto?

Orti Alti prevede la posa di materiali tessili e plastici, resi capaci di trattenere l’acqua e che al tempo stesso consentono un facile scorrimento della stessa. Sopra, un terriccio da 15/20 cm facile da lavorare su cui piantare e far crescere vegetali: insalate, pomodori, zucchine, fragole..

Un orto green sul tetto crea valore aggiunto all’edificio del +15%, riduce del 10-30% il consumo energetico e la temperatura di 2 gradi centigradi, assorbe più del 35% dell’acqua piovana. Inoltre “contribuisce a ridurre l’effetto delle isole di calore urbano e le emissioni di CO2 e a mitigare l’inquinamento acustico urbano”; si riciclano rifiuti da trasformare in compost. Un approccio di tipo Life Cicle Assestment che parte, è proprio il caso di dirlo, a monte, ovvero dall’alto, realizzando prodotti a km 0.

Orti Alti e Inclusione sociale.

orti alti

Casa Ozanam a Torino.

Lo scopo di tutto ciò? Salvaguardare l’ambiente e rigenerare uno spazio urbano creando un nuovo paesaggio? Non solo. Non si parla univocamente di benefici ambientali, ma anche sociali. L’orto alto diventa luogo di aggregazione, spazio di inclusione, opportunità di lavoro, area che coinvolge le persone in attività ricreative, culturali, o semplicemente luogo per scambiarsi quattro chiacchere all’aria aperta. Tra i progetti realizzati, casa Ozanam, ex fonderia, Ortoalto Scuola Bay sul tetto dell’asilo Bay a Torino, OrTO in cassoni con Eataly, Orto con Noi in collaborazione con Leroy Merlin, mentre sono in corso diversi studi di fattibilità su uffici, capannoni che toccano anche il mercato metropolitano. Tetti da rendere green e interattivi. Il tutto a base di partecipazione attiva, inclusione sociale e ovviamente sostenibilità.

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Orti Alti: riconoscimenti.

Il lavoro del team Orti Alti ha dato diverse soddisfazioni alle fondatrici, architetti e project manager Elena Carmagnani ed Emanuela Saporito, unite da una comunità d’intenti incentrata su progettazione sostenibile, sociologia urbana e innovazione sociale. Orti Alti ha partecipato a Ortinfestival nel 2014 (Venaria) e al Forum Food & City, è stato selezionato per Impact Hub Scaling Program; nel 2015 ha dato vita a una propria associazione culturale OrtiAlti, è entrata a far parte di Torino Social Innovation e ha collaborato con una delegazione del Taiwan. Orti Alti si presenta anche al Salone della CSR e lo fa consapevole di essere una solida e viva realtà che può guardare dall’alto, di un tetto, aziende che invece tengono la testa in basso, sotto la sabbia e fanno greenwashing.

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