Il caso Fiat-Chrysler, una prospettiva sul lavoro.

L’automotive in termini di organizzazione del lavoro ha visto diversi cambiamenti. Il caso Fiat-Chrysler ad oggetto di una conferenza a Ca’ Foscari, con ricercatori da tutta Italia.

Fiat-Chrysler: automotive e organizzazione del lavoro.

L’Università Ca’ Foscari apre le porte all’automotive. Il convegno “The Fiat-Chrysler case as the archetype of the new industrial relations in a global company?” organizzato dal dipartimento di Management, il Center for Automotive & Mobility Innovation (CAMI) e il Laboratorio Internazionale di Relazioni Industriali (Labirind) – tenutosi nell’affascinante cornice dell’Aula Trentin di Ca’ Dolfin in data venerdì 25 Marzo, ha voluto implementare un’analisi degli aspetti legati all’organizzazione del lavoro e le tematiche inerenti al diritto sul lavoro, altresì sulle sue applicazioni industriali.

Quali conseguenze per l’Italia?

A cinque anni dall’acquisizione di Chrysler da parte della Fiat, in che modo si è evoluta l’organizzazione del lavoro? L’integrazione alla base di tutto. La scelta di Fiat di integrare processi organizzativi e produttivi ha avuto un buon impatto sia interno in termini di riduzione di costi, sia esterno nelle relazioni con i sindacati. Una scelta innovativa, di questi tempi, non indifferente.

Il direttore del Dipartimento di Management e direttore scientifico di Labirind, Gaetano Zilio Grandi ha introdotto i lavori ponendo l’accento sulla ricerca interdisciplinare e la diffusione della conoscenza anche per i più giovani. Francesco Zirpoli, direttore scientifico del CAMI e docente di Ca’ Foscari, ha mostrato quello che l’hub e il network che costituisce il gruppo di ricerca, utili anche per i policy makers.  <<Fiat e Chrysler avevano qualcosa in comune in termini di ingegneria e investimenti nel manufactory, la relazione è un’esperimento naturale>>. <<Non esiste un caso di acquisizione simile – ribadisce Zirpoli – integrando le operations, configurando in un’unica unità diverse soluzioni organizzative e le norme tecniche>>. Anche la storia e i problemi del passato con i rischi di fallimento, oltre al forte fit culturale e all’esternalizzazione nella catena di fornitura, hanno consentito questa integrazione.

Fiat-Chrysler: la nuova integrazione del lavoro.

Luciano Pero, Politecnico di Milano, ha condotto uno studio con Mimmo Carreri dell’Università La Sapienza, in merito all’evoluzione nell’organizzazione del lavoro. Dal WCM (World Class Manufacturing) tra 2005 e 2010 al ritorno all’utile anche della Chrysler. Coinvolgimento del management e nuovo rapporto coi sindacati, un accordo firmato in America che verte sulla WCM. La ripresa di alcune tecniche della Toyota (lean production e nuove strategie di mercato) è già una svolta per la Fiat, <<il WCM ha reso Fiat competitiva nell’integrazione uomo-macchina, e ha ridotto i costi di manufacturing del 30%>>. Il WCM costruisce un’unica somma teologica con 4 traget primari tra cui il “no Waste” e “Zero incidenti”; il coinvolgimento delle persone e la creazione di valore sono posti come principi basilari. La sicurezza degli operai e la riduzione degli sprechi nelle fabbriche (attenzione all’ambiente, riciclo) quali elementi essenziali (pillars tecnici) del Wcm e percorso per concludere le azioni relative. La correzione degli errori è rapida, chiara e segnalabile con un semplice pulsante, i controlli sulla qualità inducono ad apprendere e migliorare il processo lavorativo dei dipendenti. L’operaio riconosce protezione del lavoro, il teamwork (la gente si sente più tranquilla) e la tutela, la propria sicurezza. Al lavoratore piace inoltre l’idea di poter dare suggerimenti ed essere ascoltato dai vertici. Di contro non manca lo stress e il riconoscimento dei premi non è sempre equo.

Fiat, un caso spinoso.

Francesco Pirone, docente di sociologia generale all’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha parlato dell’attuazione del WCM nello stabilimento di Pomigliano in Campania, ove la linea di montaggio è elaborata insieme ai team leaders. I risultati hanno visto incrementare la produttività e le teorie del modello WCM sono state riconosciute e apprezzate. <<Si tratta di un modello che prescrive>>. Tuttavia, dal punto di vista organizzativo, secondo uno studio, emerge un elemento di discontinuità legato alle condizioni contrattuali coi sindacati. Si è creata un’eccedenza strutturale di manodopera con la realizzazione della Fiat Panda (2010) con eccessiva gerarchizzazione e discriminazione esplicita degli operai.

Come cambiano i rapporti coi sindacati?

Davide Bubbico, Università di Salerno, ha esposto le questioni relative alle relazioni industriali, in particolare riferendosi ai sindacati. Dal 1980 cambiano i rapporti con le aziende per migliorare le condizioni di lavoro e le turnazioni divenute insostenibili. Il diritto di rappresentanza sul luogo del lavoro è stato la chiave di tutto. I problemi in Italia ricorrono, << un conto è contrattare con le organizzazioni sindacali, un altro è imporre un nuovo modello innovativo sul lavoro, come avvenuto in Fiat >> – dichiara Bubbico. Il sistema WCM non sembra riconoscere la figura dei sindacati e il loro diretto engagement. L’aumento del ritmo della prestazione, per migliorare l’economia e l’efficienza in Fiat, ha reso più difficile sostenerla per il lavoratore.

Fiat-Chrysler, conclusioni.

In sintesi, il WCM sembra aver portato un grande progresso in termini di integrazione dei processi di prodotto e sulla qualità, con attenzione alla sicurezza dei dipendenti, tuttavia lasciando ancora qualche falla nell’organizzazione del lavoro, intensificando la prestazione, il passo sulla linea e nel rapporto coi sindacati.

Unisciti a Greenhold

A te la parola

commenti