Il Distretto Industriale fa ancora rima con innovazione?

I distretti industriali di “becattiniana” memoria, stanno affrontando il post recessione in Italia non tra poche difficoltà. Tuttavia sembra restare punto focale la spinta all’innovazione. Non solo aziende specializzate e localizzate in una determinata area, ma anche contesti storico culturali, popolazione di imprese che vivono la realtà ambientale di riferimento, e lo fanno ora con un occhio più maturo, orientato alla sostenibilità.

distretti

Il Distretto Industriale: definizioni.

“Un distretto industriale è un’agglomerazione di imprese, in generale di piccola e media dimensione, ubicate in un ambito territoriale circoscritto e storicamente determinato, specializzate in una o più fasi di un processo produttivo e integrate mediante una rete complessa di interrelazioni di carattere economico e sociale” (Becattini).

Partendo dalla definizione classica, ritroviamo i concetti chiave che ancora spingono gli attuali 200 distretti industriali italiani a un processo sempre orientato alla ricerca e sviluppo, al miglioramento continuo. L’innovazione oggi e le interconnessioni tra diversi attori ci portano alla definizione, più attuale, di cluster. Imprese, istituzioni, centri di ricerca e altre organizzazioni collegate, con relazioni di reciproco scambio di informazioni, idee e confronto per capire al meglio le esigenze dei clienti, la domanda dei consumatori e molto altro. Sarebbe interessante coniugare questi legami con l’approccio alla sostenibilità. Immaginare un green cluster, fatto di aziende csr oriented con un quadro condiviso. Non sarebbe sbagliato ripensare a un cambio d’approccio, visto che la crisi economica dal 2009 ha fatto affondare diverse realtà del nostro Paese, e lo stesso concetto di distretto industriale è finito nell’occhio degli studiosi per una revisione, un necessario cambiamento di approccio che vede nelle interrelazioni, nelle alleanze strategiche i punti di forza, ma sempre più pesano capitale intangibile fatto di innovazioni e persone, competenze al servizio del futuro industriale,

Il distretto di Arzignano: innovazione e csr.

Fatto un accenno all’idea di un distretto green, Habitech in Trentino ricalca questa possibilità, non possiamo negare come diverse realtà dei distretti industriali hanno ripensato i propri processi con un occhio alla green economy. Prendiamo il distretto di Arzignano, nel vicentino. 480 aziende specializzate e un unico comune obiettivo: la lavorazione delle pelli per calzature e arredamenti. Il distretto conciario con centro ad Arzignano si fonda di base sulla ricerca della miglior soluzione d’innovazione per minimizzare l’impatto delle attività di trasformazione sulla natura.

Tali aziende investono su diverse fasi del processo tecnico: si va dai raccoglitori di pelli alle aziende specializzate nel migliorare la qualità di conservazione di esse, fino al recupero degli scarti di macello. Le imprese capofila raccolgono gli ordini da tutto il mondo per le pelli adibite ad automobili e borsette. Altre ancora si occupano dell’essicazione e nella ridefinizione del tessuto, il tutto sempre nel concetto chiave di salvaguardia dell’ambiente e riciclo degli scarti. Innovazione tecnologica visibile specie nella fase umida tramite la riduzione di cloruri e solfuri in calcinaio e nuovi sistemi di concia.

Le imprese presentano molti reparti che si collegano tra loro, il distretto si lega con i territori, ma è necessario l’accesso a economie esterne per usufruire delle risorse ambientali per le quali servono buoni sistemi di depurazione dell’acqua, adeguata a buoni sistemi produttivi. 

Pelli e sostenibilità, è possibile non inquinare?

Si discute tutti i giorni dell’impatto sull’ambiente delle fasi del processo di lavorazione della pelle; come arrivare al mercato senza inquinare, offrire al cliente la certezza che il prodotto viene realizzato con procedure sostenibili. Tra i puti d’incontro per discuterne con la comunità locale e le istituzioni perfino le osterie diventano strategiche: punto di incontro per le fazioni di impresari per discutere di innovazione e progetti di sostenibilità, presso le scuole, ma soprattutto presso il depuratore (il più tecnologico al mondo per trattamento di sostanze chimiche); i residui di depurazione (fanghi) vengono trattati con sistema biologico, con l’obiettivo futuro di recuperare tutto ed eliminare totalmente i fanghi, anche se le autorità chiedono il no ai metalli pesanti; altro punto di forza innovativo del distretto di Arzignano sta nelle trasformazione degli scarti in prodotti per l’agricoltura, in particolare un coadiuvante realizzato per lo sviluppo di semina della pianta (biostimolante).

Innovare, innovare, innovare.

Il distretto è tra i più efficienti al mondo in termini di ricerca di soluzioni innovative per i depuratori e per il riutilizzo degli scarti. Tecnologie, ma soprattutto know-how, risorse umane che cercano continuamente processi più efficaci e sostenibili. Oggi i distretti, o meglio cluster, devono affrontare il grande cambiamento senza negare i rischi per le generazioni future, poichè i problemi di insufficienza delle risorse prima considerate illimitate, sono più vicini che mai, e gli stessi consumatori sono sempre più attenti a prodotti che abbiano un minor impatto ambientale e che tutelino la loro salute. Rivedere l’approccio, integrandolo alla sostenibilità, è una delle basi da cui ripartire, per chi volesse ancora competere e avesse risorse e pensiero per farlo. C’è chi l’ha fatto e i risultati economici sembrano essere dalla loro parte. Allora si, distretto fa ancora rima con innovazione, ma ora anche con sostenibilità.

Fonti:

Gurisatti P., Atti Convegno Arzignano, Giugno 2011.

Corò G., Lezione Economia e Sistemi di Impresa, Ottobre 2015.

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