Dalla Green Economy alla Green Society, verso una società sostenibile.

L’onorevole Ermete Realacci tra i protagonisti della sesta edizione della Green Week a Trento, focus sul nuovo modello da seguire per le imprese: dalla Green Economy alla Green Society.

Green Week, la sesta edizione.

Trento – dal 28 Febbraio al 5 Marzo scorso ha avuto luogo la sesta edizione della Green Week nelle Venezie, evento a cura di Venezie Post e goodnet. Il nuovo paradigma, il modello della green economy, fa da collante alla rassegna trentina, in quella che molti definiscono la svolta necessaria per affrontare il futuro. A parlare di green economy, uno dei massimi esponenti politici con a cuore questi temi, l’onorevole Ermete Realacci, presidente di Symbola, il quale assieme al sociologo Aldo Bonomi, si è soffermato sul cruciale passaggio dalla green economy alla green society. 

Green Economy e Innovazione.

Per sostenere la tesi che la green economy vada  a braccetto con l’innovazione, Realacci ha portato con sè una serie di cifre che danno l’idea di come oggi le imprese italiane dedite alla sostenibilità, abbinano maturati risultati economici e sociali molto interessanti. «Dall’inizio della crisi ad oggi le imprese italiane che hanno investito nella direzione della sostenibilità ambientale sono un quarto del totale (26%), sono le più forti, innovano il doppio ed esportano il doppio, solo nell’ultimo anno hanno prodotto 249.000 posti di lavoro, il 44,5% di quelli creati, con picchi nella ricerca e nello sviluppo, il 66% di nuovi assunti sui temi ambientali».

Si parla di innovazione trasversale che spinge a produrre, a sfruttare l’intelligenza umana per creare valore. La nuova frontiera prevede interventi di riduzione d’impatto ambientale, tracciatura dei materiali e vede le imprese green italiane primeggiare nell’economia circolare, con 47 milioni di tonnellate di materie prime recuperate. Il tutto figlio non di azione politica, ma di applicazione, frutto dell’ingegno della mente umana.

Da Green Economy a Green Society.

Bonomi fa il punto sull’evoluzione descritta. Si è passati dalla società verticale fordista, a quella orizzontale, pensiamo ai nostri distretti industriali, fino al ripensamento dell’antropologia specie nel Nord-Est che si è “mangiato” una grossa porzione di territorio. Dal semplice capannone alla riduzione d’impatto ambientale della manifattura. Un passaggio verso la società Circolare, dove farsi responsabili di consumi e risparmi, mobilitarsi a cambiare mentalità, spingersi dal possesso all’uso. «C’è un modello produttivo nuovo orientato sulla qualità, green economy vuol dire che il capitalismo incorpora questo concetto»; il cambiamento viene dal territorio, dalle persone e quindi dalla società stessa. Green economy è quindi raccontare il territorio, i nuovi flussi come le migrazioni, sono fenomeni collegati alla crisi del modello di sviluppo (leggi di più sugli shock e Agenda 2030).

Premio Radical Green.

Le aziende virtuose premiate quest’anno: Pedrollo, Pedon, Magis, Molino Rachello, Marina di Venezia e Seguso Vetri d’Arte ⇒ leggi di cosa si è parlato nella scorsa edizione.

Circular Economy e Innovazione Sociale

L’allerta-consumo arriva invece dal seminario condotto dal giornalista Marco Fratoddi, con Emanuele Bompan, Tommy Meduri di Rete 231 e Daniele Rossi di Fondazione Italiana Accenture. «Entro il 2030 avremo 2,5 miliardi di consumatori in più». Dalla presentazione del libro “Circular Economy” vediamo emergere i modelli di sviluppo citati pocanzi. Durabilità dei prodotti, fonti rinnovabili, condivisione dei prodotti, ragionare da “prodotto” a “servizio” e il concetto di riciclo, pensare in ottica life cycle, dai semilavorati. Dare vita a modelli di innovazione sociale pensati, creati dalle persone, dalle conoscenze e dalle loro competenze acquisite, è qui che si passa dalla green economy alla green society.

Unisciti a Greenhold

A te la parola

commenti