Salita per le medie imprese, ma a che punto è davvero la ripresa?

Al Festival Città Impresa di Vicenza il punto sulle aziende italiane, si affermano le medie imprese ed emerge una nuova direzione di sviluppo. La ripresa c’è.

Festival Città Impresa, il punto sulle aziende italiane.

A Palazzo Leoni Montanari, nel cuore di Vicenza, ha preso il via l’edizione 2016 del Festival Città Impresa. Tre giorni di panels, dibattiti su più temi inerenti il mondo economico globale e la situazione delle imprese italiane. Nell’incontro d’apertura ha introdotto i temi più caldi, Gregorio De Felice di Intesa San Paolo, il quale ha presentato un’interessante ricerca che vede emergere 140 “locomotive” italiane, medie imprese che si sono distinte con una crescita globale del fatturato tra il 2008 e il 2014 del 10% (rispetto al 3,4% delle piccole). Queste sono radicate sul territorio e ancora nei distretti, che risultano ancora più dinamici (+2,5% rispetto +0,9% di ripresa rispetto a imprese in aree non distrettuali), dove spiccano tra gli altri, l’occhialeria di Belluno e il Prosecco DOCG; si distinguono per marchi, brevetti e maggiori investimenti in R&S. Restano tuttavia nonostante le previsioni positive del PIL, difficoltà per le pmi su più fronti e un’elevata disoccupazione. “Bisogna ricreare in Italia le condizioni esterne favorevoli agli investimenti” – ha dichiarato De Felice. Sui distretti leggi anche Il Distretto Industriale fa ancora rima con innovazione?

Le dimensioni contano? 

Giuseppe Berta, storico docente della Bocconi ed Enzo Rullani di Ca’ Foscari, si allontanano dal profilo individuato dalla ricerca esposta. “Siamo in una fase di capitalismo di transizione – concordano i professori – cambiare il modo di produrre richiede tempo, la confusione attuale è un bene, le imprese si stanno adattando al nuovo paradigma”. “Il nuovo organismo produttivo sono le filiere globali, non le imprese, ribadisce Rullani.

Secondo Berta il fenomeno delle medie imprese illustrato è in realtà più una visione in sè che hanno le aziende. Operano con un profilo intermedio, anche le stesse grandi imprese, come Mapei. Globalizzazione, ma anche la digitalizzazione rendono nuove conoscenze codificate, ed esportabili. Per parlare di cluster, è necessario un maggior dialogo sul territorio, attrarre talenti, la creatività è alla base di tutto, secondo Rullani: “portiamo Google, IBM qui da noi, allarghiamo i confini e internazionalizziamoci”. O prendiamo strade come quella Fiat-Chrysler.

La resistenza al cambiamento.

Un grosso problema emerso è dato dalla resistenza al cambiamento degli imprenditori più “vecchi”, meno propensi a discutere di fusioni e acquisizioni, dato preoccupante per l’Italia (l’84% delle imprese italiane non pensa nemmeno di farlo). 

Non sembra però essere una questione di dimensioni dell’impresa in sè. Si può essere piccoli, ma grandi nel proprio settore, gli esempi sono numerosi ha dichiarato Miotto, in rappresentanza di Confindustria Veneto. “Alla base deve esserci il prodotto, le fusioni sono utili tuttavia per gli investimenti”. Non manca un cenno alle difficoltà di dialogo tra imprese e sindacati. Bisogna ripartire dai contratti, ripensare al contratto aziendale e alla redistribuzione del reddito.

Padoan: “Rilanciare le imprese con l’innovazione”.

Infine il videomessaggio del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, rappresentato poi dal Segretario per gli investimenti Scalera. Cenni al sostegno alle imprese, misure di accesso a forme finanziarie aggiuntive, al miglioramento della governance, all‘internazionalizzazione e all’innovazione. Ripresa, crescita e finanza, una correlazione pratica.  L’abbattimento delle imposte del 40% su marchi, brevetti e copyright è uno dei capisaldi del piano in fase di attuazione, 4 misure per rilanciare le imprese e dar più concretezza alla ripresa.

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