Metti un giorno da… Eataly

Racconto di una visita allo store Eataly Smeraldo di Milano: tanto cibo, tanti prodotti, tanta confusione..

E’ una giornata di primavera milanese, calda ma non troppo, con l’EXPO ai battenti. Dopo una mattinata passata in zona Duomo e dintorni decido di virare verso nord, supero piazza Moscova fino a Porta Garibaldi ritrovandomi in Piazza 25 Aprile, dove sorge una gran vetrata che sapora di liberazione culinaria: Eataly.

Eataly: l’accoglienza.

Eataly, il nome è forte, potente, persino ridondante e il turista nostrano come quello straniero, si sente già ingolosito oltre che incuriosito. Essendo ora di pranzo, decido di entrare “per dare un’occhiata”, come diciamo sempre alle commesse che tentano l’approccio immediato  in negozio. L’impatto è devastante. Mi ritrovo immerso in una sorta di mega store, supero le casse e la vasta gamma di libri di cucina e non solo, cd, carta regalo e cazzate varie. Ah ok, allora Eataly è un negozio, penso. Poi ecco improvvisamente un banco frutta e verdura, quindi marmellate, farine e biscotti vari, seguito da un reparto pasta e cereali. L’accoglienza è delle “migliori” per chi entra in qualcosa di diverso dal solito di cui tanto ha sentito parlare: non mi caga nessuno. Ai lati noto gastronomia e panetteria dove si preparano succulenti paninazzi da mangiare al momento. Ah ok, allora è una specie di supermercato.

Confuso, salgo le scale mobili, notando nei piani superiori anche un pianoforte. L’incertezza e i dubbi aumentano. Ma ecco la svolta: qua si mangia. Eataly ci propone nei piani superiori il binomio prodotti di qualità e risto-bar. Un cartellone recita IL FRITTO, è ovviamente tutti i tavolini sono occupati da un ampia distesa di consumatori medi. Girando a 360 gradi non vedo un angolo vuoto: macelleria, pescheria, reparto condimenti. A scarseggiare sembra essere il personale..

Corsi di cucina da Eataly?

Passo oltre. Un’area semi-chiusa: corsi di cucina. Interessante, due allievi presunti sono in attesa dello chef, nel frattempo cincischiano: una ragazza verifica i like su facebook, un ragazzo affamato dall’attesa, ne approfitta con uno spuntino fai-da-te direttamente dalle proprie narici. Ma ecco la zona vini e birre. Deliziosa direi. Tanta varietà e qualità proveniente da tutte le regioni italiane, si possono anche degustare, previa autorizzazione e pagamento, ma non si vede nessuno.

Ora ho fame. Ci sono più aree ristoro, oltre a fritto ecco pesce, carne e pasta. I prezzi sono alti, ma non troppo. La qualità sembra esserci. Da “bravo” consumatore-medio opto per una pizzetta fritta. Avverto quella qualità che cercavo, leggerezza e prodotti buoni, che sanno di Italia: pomodoro fresco e mozzarella gustosa. L’attesa è breve, ma l’impressione data l’organizzazione generale, è che nei weekend, trovare un tavolo e l’uscita comporterebbe parecchio tempo. Dopo aver adorato la zona torte e i ricettari Eataly, ripasso all’area Teaching, dove la classe è ancora in trepidante attesa del maestro-chef. Probabilmente sta pranzando anche lui, sfruttando i buoni pasto che tanto gioverebbero all’allievo scaccolatore.

Verso l’uscita..

Scendendo, noto la presenza di saponi, cosmetici e idee regalo, mi avvio all’uscita e senza alcun intoppo, figuriamoci, leggo l’avviso: CERCASI PERSONALE. Ah ecco, forse sarebbe il caso..

Esco da questo centro commerciale barra ristorante barra mercato barra tutto. L’impressione è di un affollamento totale. La distribuzione dei reparti e del personale è in linea con l’impressione che percepisce il cliente: confusa. Tuttavia l’enorme ricchezza di prodotti, anche più ricercati e introvabili e l’idea innovativa di mangiare in uno store, evoca qualcosa di positivo che uscendo, mi lascia soddisfatto. Un’attenzione maggiore alle esigenze del cliente sarebbe cosa gradita.

Ormai è giunta sera, il treno parte da Milano verso casa. Chissà, forse l’insegnante-chef, super-impegnato tra selfie e autografi per le fans, è arrivato in aula mostrando come si fa l’uovo al tegamino e la classe sbalordita, l’avrà adorato con un enorme applauso.

Tutto ciò che è scritto sopra è frutto dell’ironia dell’autore, in una casuale giornata passata da EATALY.

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