Okja, la recensione del discusso film originale Netflix

Non solo libri. Il raggio delle nostre recensione si amplia raggiungendo il grande schermo. Il film Okjadiretto dal sud-koreano Bong Joon Ho,  tocca la sfera della sostenibilità, affrontando il delicato tema dei maltrattamenti animali e lo fa con un filo di ironia.

Okja, un film che ha fatto discutere

La presenza del lungometraggio Okja, il primo prodotto da una piattaforma streaming (disponibile solo su Netflix) ad essere candidato tra i migliori film al recente Festival di Cannes, ha suscitato diverse polemiche, ma non staremo certo qui a domandarci se è giusto o meno che ciò possa avvenire, anche se non ci turba affatto detto tra noi. Il film di Bong Joon Ho, in realtà molto apprezzato dalla critica, mette in primo piano un triste scenario futuro, non troppo inimmaginabile, dove per le risorse sempre più scarse in natura e il cibo sempre più difficile da trovare, una multinazionale con problemi di corruzione passati, la Mirando Corporation, impersonificata da Lucy Mirando (Tilda Swinton) decide di avviare un progetto sostenibile (ci sarà ben poco di sostenibile) dando vita ad un supermaialino riprodotto poi in 26 esemplari che una volta assegnati ai produttori locali (nei 26 paesi in cui opera la Mirando) verranno allevati per 10 anni con metodi tradizionali. I supermaiali sono forniti di un chip all’orecchio per essere monitorare periodicamente i dati relativi al benessere dell’animale in termini di corretta alimentazione e minimo consumo di mangimi e ridotte deiezioni al fine di produrre il minimo impatto ambientale e un gustoso sapore sui piatti dei consumatori una volta terminato il processo. Viene quindi sfumato il fatto che una semplice trovata di marketing venga accolta con entusiasmo dalla gente, nonostante i 10 anni di attesa, con l’evidenza di un maiale dalle grandi dimensioni tutt’altro che green, in realtà creato in laboratorio: puro OGM fatto riprodurre per altro OGM, altro che fattoria cilena come fanno credere al pubblico.. 

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Mija e il Fronte di Liberazione Animale

Okja recensione

Trascorrono dieci anni ed entra in scena la protagonista indiscussa del film, la piccola Mija (Seo-Hyeon Ahn), ragazzina dolce e impavida allo stesso tempo che si prende cura di Okja, il supermaiale assegnato al nonno allevatore. Quando gli ispettori della Mirando vedranno l’animale rimarranno esterrefatti dalla “qualità del prodotto” tanto da candidarlo al simbolico “Festival del Supermaiale” a New York. Mija ha trattato Okja come un animale domestico creando un rapporto che va oltre l’amicizia. Alla domanda rivolta a Mija sul segreto di tale bellezza dell’esemplare, la ragazza risponde semplicemente così: «l’ho lasciata correre libera». Il legame tra i due è molto forte, Mija si occupa dell’igiene orale di Okja il quale va ghiotto di pomodori e pesciolini che una volta mangiati “rimette” in acqua dal sedere con rapidità, un’arma perfetta con cui respingere i nemici come si potrà vedere in seguito. Il supermaiale è anche molto intelligente tanto da salvarla da una caduta rovinosa. Qui entra in scena il dottor Johnny Wilcox (Jake Gyllenhaal), una sorta di Joker dei poveri, volto televisivo dall’animo contaminato dalla stessa multinazionale che intende prestare al grande evento Okja e successivamente la ragazza, ignara del destino della povera creatura. E’ il nonno che donando un maialino d’oro alla nipote comunicherà la triste realtà alla ragazzina. Mija non ne vuole sapere, prende il costoso maialino in statuetta e parte per New York, li dove hanno portato Okja  Qui si imbatterà durante una folle corsa con Okja nell’ALF (Fronte di Liberazione Animale), organizzazione pseudo-terroristica che si avvale di singolari metodi difensivi, in stile Mamma ho perso l’aereo, battendosi contro il maltrattamento degli animali. I ragazzi dell’Alleanza Ribelle per citare Star Wars, lottano da anni contro la Mirando e messi in salvo Okja e Mija mettono in atto un piano strategico sostituendo il chip di Okja con una telecamera per riprendere i trattamenti che subirà nel mattatoio e riconsegnandola spontaneamente all’azienda. Abbiamo parlato recentemente di questi temi in occasione del Parma Etica Festival. “Nessun compromesso” è il motto dei giovani della causa tra cui spicca l’indomito Silver, il quale mangia pochissimo per produrre il minor impatto ambientale possibile; la resistenza ha anche un codice di condotta (il Manifesto): chi non lo rispetta, le prende di santa ragione, a testimonianza dell’ironia inversa del regista che ci pone di fronte anche agli estremismi sul dibattito in tema alimentazione sostenibile e del caos che si genera in alcune associazioni ambientaliste estremiste, ben distanti da Green Peace.

Il greenwashing e la truffa degli OGM

Giancarlo Esposito in Okja.

Dopo una riunione di Consiglio della Mirando che conferma l’ingenuità di Lucy e l’astuzia di Frank Dawson, (il mitico Giancarlo Esposito, aka Gustavo Fring di Breaking Bad) compare la vera villain, Nancy Mirando (ancora Tilda Swinton), sorella di Lucy che lei crede morta. Lucy sempre più tonta che malvagia, organizza il mega evento (chiaro riferimento al greenwashing esercitato da molte aziende) per promuovere le prime salsicce di supermaiale, ma non si rende conto del doppio gioco di Dawson, braccio destro di Nancy in stile Doug Stemper di House of Cards. La truffa messa in atto dalla Mirando dei supermaiali geneticamente modificati costretti anche all’accoppiamento forzato e sottoposti a diverse atrocità direttamente dall’ormai inerme dottor Wilcox, verrà smascherata in mondovisione con i montaggi preparati ad hoc dal movimento che Mija vedrà solo in seguito di persona, facendo precipitare le azioni della Mirando. Tuttavia l’intervento delle forze speciali orchestrato dai villain mette agli arresti i membri dell’ALF mentre Okja riesce temporaneamente a fuggire. “Sai, possiamo vendere solo i morti” dice Nancy a Mija, la quale non riesce a comprendere il male che intendono fare ai supermaiali. Il finale è molto banale: Mija propone uno scambio per riavere Okja, Nancy accetta l’offerta di Mija accapparrandosi con avidità quel maialino dorato che la ragazza aveva portato con sè da casa. Business is business, eppure Bong ci pone di fronte ad un triste baratto lasciandoci credere che la Mirando continuerà i suoi loschi affari con un supermaiale in meno, pur con in dote milioni di altri maiali pronti ad essere sfornati, mentre Mija potrà tornare a casa con Okja. Significativa la fotografia di Darius Khondji nella scena di ritorno della ragazzina con il supermaiale tra le urla delle altre povere bestie. Un destino che invita a riflettere. 

Guarda il Trailer Ufficiale di Okja qui

Okja, cosa ci resterà?

Mija e l’amica Okja.

A lungo andare il film originale Netflix perde interesse lasciandoci con una smorfia per il finale senza scossoni veri e propri, con i poveri membri del Fronte agli arresti e messi in silenzio, la Mirando prima smascherata, ma poi di nuovo in piedi, o almeno così pare, e il ricongiungimento tra i protagonisti; Okja torna a correre libera tra gli alberi e i laghi in compagnia della sua amica del cuore Mija. Un film diretto sicuramente ai ragazzi che può essere significativo da proporre anche per le scuole anche se sembra sia stata data enfasi più al rapporto di amore/affetto tra Okja e Mija che al tema centrale dei maltrattamenti. Tuttavia una riflessione a quelle scene nel mattatoio la pone eccome, ma la regia sceglie di lasciarci con un nulla di fatto, forse per spingerci a guardare oltre e immaginare una situazione del genere nel futuro, a immaginare quel lungo termine che molti ignorano e continueranno a farlo. La scarsità delle risorse e la sostenibilità sono temi che vengono appena sfiorati, spesso con un filo di humour.

A influire sul giudizio, in parte negativo, il fatto stesso che la creatura non sia altro che un prodotto di laboratorio che trascina con sè altri OGM che arrivano direttamente ai consumatori, i quali risultano spettatori eccessivamente disinteressati nel film in controtendenza con la reale attuale potenza informativa, stentiamo a credere che l’hard selling tornerà alla carica tra qualche decennio e che saremo un popolo di creduloni..

Giudizio finale

Un film che non ci ha convinto del tutto, un “vorrei ma non posso”, un’incompiuta che risulta adatta per diversi pubblici, ma più per ragazzi per lo stile Willy Wonka e data la candidatura a Cannes sinceramente ci aspettavamo di più. Tuttavia l’universalità del messaggio era il chiaro segnale mandato da Bong Joon Ho. Un pensiero alla mancanza dei controlli lungo la filiera passa per chi ha un minimo di sensibilità al tema (Leggi anche il Caso Moncler: funzionano i controlli sullo spiumaggio delle oche?), il pensiero ai trattamenti stressanti cui sono sottoposti gli animali (soprattutto per la logistica), ma se dopo aver visto il film per quanto ti abbia potuto commuovere, mi dici che non mangerai più carne.. io sinceramente non ti crederei.

GIUDIZIO

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