Referendum Trivelle, le ragioni del SI e quelle del NO.

Referendum del 17 Aprile, italiani chiamati a esprimersi sulle concessioni alle trivelle, sarà un flop, una svolta o un boomerang?

17 Aprile, Si o No al Referendum?

Le premesse che il referendum del prossimo 17 Aprile rischi di essere un buco nell’acqua ci sono tutte. La situazione politica attuale sta forse influenzando il pensiero di voto degli italiani? Il caso Guidi, l’astensione del Pd e pure l’hashtag #notrivelle stanno dando connotati che possono trarre in inganno chi è chiamato al voto. Il prossimo 17 Aprile dovrete dire SI oppure NO. Ma a cosa?

Parliamo di concessioni già in essere, non di nuove innanzitutto. Il limite attuale di 12 miglia di distanza dalle coste vuole essere abbattuto dai promotori del referendum, indotto da ben 9 consigli regionali. Sostanzialmente si mira a evitare la proroga per le concessioni entro le 12 miglia in scadenza, il quesito basilare quindi è il seguente:

Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?” (abrogazione dell’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’).

Le ragioni del SI e del NO.

Ovvero, se dici di si, caro votante, e se si superasse il quorum, cosa che fino a poco tempo fa sembrava un miraggio, gli attuali impianti, piattaforme e pozzi attive dovrebbero chiudere i battenti, con tanto di migliaia di posti di lavoro in fumo e abbondante quantità di petrolio e gas naturale da importare, anziché produrre in casa. Rischio boomerang? Si, senz’altro. Qui parliamo di circa il 60% di gas naturale prodotto per l’Italia, mica bazzecole. In realtà questi dati non sono così veritieri come si vuol far credere, e i pro-SI dovrebbero forse puntare su questo più che al discorso, anche se innegabile, della tutela della flora e fauna ittica. Le perdite di produzione imputabili all’eventuale vittoria del SI non sarebbero così elevate, e quindi non ci sarebbero conseguenze sul prezzo del petrolio o altre ripercussioni su mercati e consumatori.

La mobilitazione dei #notrivelle 

Il dire #notrivelle non ha nulla a che fare con il quesito referendario. Non parliamo di chiudere tutti i pozzi e via. Per questo si rimane ancor più basiti dalla domanda in sé. E’ corretto che siano gli italiani a decidere cosa è giusto o cosa è sbagliato in questi termini? Non era qualcosa da valutare in sedi differenti con commissioni scientifiche e tecniche? Ai posteri l’ardua sentenza. C’è chi dice SI, per la tutela dei nostri mari, per respingere i poteri forti e la campagna di Legambiente e GreenPeace in questa salsa è stata notevole. Ma la vittoria del SI vorrebbe anche dare una scossa alla politica verso le energie rinnovabili. Non possiamo pensare che da un giorno all’altro si diventi green, si va a piccoli passi, ma questo potrebbe essere uno?

“Esaurire il giacimento”.

Nel quesito si chiede di ragionare secondo “il rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. Beh, in questi termini siamo informati? Le 21 trivellazioni in oggetto (localizzate in Sicilia, Basilicata, Puglia, Calabria, Emilia, Veneto e Marche) che operano entro le 12 miglia, mentre le altre 45 lo fanno al di fuori, erano state oggetto della Legge di Stabilità di Renzi secondo cui quando “il periodo concesso finisce, l’attività può continuare fino a che il giacimento non si esaurisce”. Questo è il nodo e su questo dovrete votare.

ALERT FAKE NEWS, quando non tutto è vero.

Alcuni punti finali su cui focalizzarsi per votare al referendum. In altri casi vi direi: “presentatevi ai seggi, è un vostro e nostro diritto oltre che dovere civico”, ma ho da obiettare in merito, se non ci avete capito nulla, lasciate perdere e state a casa. E soprattutto fate bene attenzione a quello che leggete o sentite in giro in questi giorni, la fake news in rete abbondano; non tutto è vero, magari neanche quello che state leggendo..

 

P.S. Sono 300 milioni di euro in tutto, grazie.

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