Venezia, una storia di ricerca e sostenibilità.

Venezia storicamente è tra le città più virtuose nella conservazione delle acque e dell’ambiente. L’avreste mai pensato?

Venezia e la conservazione della bellezza.

Venezia, splendida città d’arte, patrimonio storico artistico di valore inestimabile. Vi siete mai chiesti come fa negli anni a resistere e conservarsi cotanta bellezza in una città le cui fondamenta sono sull’acqua? Ebbene, dietro c’è un mondo, un mondo di veneziani da sempre attrezzati, senza farsi scrupoli, per cercare di conservare il territorio lagunare. A Palazzo Franchetti, nelle vicinanze del Ponte dell’Accademia di Venezia, una mostra raccoglie documenti che ripercorrono la storia della Serenissima e non solo per celebrare i duecento anni dell’Archivio di Stato veneziano (fino a fine Gennaio). Tra le magnifiche sale del palazzo emergono anche due documenti sul governo del territorio in epoca seicentesca. La dottoressa Alessandra Schiavon dell’Archivio argomenta questi temi nel corso di una visita guidata. Da sempre i veneziani sono stati attenti al controllo della forza del mare e al come governare, per quanto possibile l’acqua. Si ripercorre la storia quando nella seconda metà del ‘700 i murazzi costruiti dai veneziani evitarono un disastro dalle inondazioni. Le acque della laguna danneggiavano le fondamenta, ma non le travolgeva. Gli stessi murazzi furono la risposta nel ’66 (alluvione di Firenze) alle forze acquee. La risposta di tecnici e ingegneri di un tempo era già decisa: il rischio principale proveniva dalle acque dei fiumi: Adige, Brenta, Sile e altri minori sfociano tutti in laguna portando con sé detriti e nel corso dei secoli malattie come la malaria. Spostare, tagliare le foci, ecco la risposta efficace che ha evitato guai peggiori a Venezia. Ad occuparsene il primo organismo amministrativo alle acque, il “magistrato alle Acque”, già presente in altra forma dal 1300 e rinnovato nei secoli successivi, con lo scopo di frenare le inondazioni e controllare l’andamento del mare. Numerosi sono i documenti dei Savi ed Esecutori alle Acque conservati in Archivio. L’equilibrio tra terra e acqua è sempre stato al centro di interesse dei veneziani. Il doge Andrea Gritti ha portato il “bene comune” in luce per le amministrazioni.

Governare il territorio.

La sezione “Governo del Territorio” raccoglie il primo Trattato di Conservazione Ambientale, codice redatto da due fratelli bellunesi con un focus sul territorio delle venezie. Nel Registro si riportano i progetti per controllare i fondali, le azioni dell’uomo, causa principale dei problemi ambientali. Il deturpamento per gli incendi, i fiumi pieni di detriti da tagliare e la conseguente costruzione di segherie per deviarne l’azione. Un percorso all’insegna della sostenibilità che ha visto Venezia evolversi negli anni, reinventarsi tramite lo studio di ingegneri ed esperti che hanno sempre messo il governo del territorio veneziano come priorità assoluta, e per tutelare l’ambiente, e per salvaguardare la popolazione lagunare.

Vajont, t’ho visto.

In un altro documento visibile per il pubblico alla mostra, si nota come i veneziani già scorgevano il rischio del Vajont, quel torrente era già oggetto di studi e ricerche e consapevolmente ci si rendeva conto della sua rapacità. In esso si nota (con tanto di dito indicativo) la richiesta di costruzione di una segheria. Se gli ingegneri di 300 anni dopo fossero stati previdenti e avessero fatto una valutazione più attenta ed efficace oggi non saremo qui a ricordare le vittime del tragedia di Longarone e dei paesi limitrofi.

 

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